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martedì 19 febbraio 2008

corpo estraneo numero zero


ovvero prove tecniche di trasmissione infettiva.
la fase del contatto.


D’un tratto annuncerà la sua venuta. Aspetteremo insieme che il velo sopra le nostre teste si sarà arricciato. Le nuvole grigie si addenseranno e si faranno simili a un’ imprecazione. Non ci saranno più, i vecchi baci ubriachi, né quelli immaginati, le mani fra le gambe, le mani sopra gli occhi, e non ci saranno più quelli taciuti, le mani sulle bocca, i baci rimandati e poi non ricevuti. Li guarderemo, loro, da lontano, ognuno con la sua buona morale tirata su misura, ognuno con il suo cristianesimo ritoccato a pennello, e brinderemo a noi, invece. Che gli uomini si dividono in due categorie, chi beve per dimenticare e chi per ricordare, ma stavolta no, stavolta quando sarà ricordo, non dovrà essere rimosso, né dovrà essere evocato, ma renderemo le tue labbra più prossime a una profezia. Così finalmente un santo minore bestemmierà la pioggia aspettata, che sarà fertile come ogni volta, però anche lei sempre nuova. E nessuna parte di te, nessuna parte di me potrà dovrà essere lavata via. Niente procurerà noie e secrezioni, non ci saranno risposte immunitarie. Nessuna precisione chirurgica o accuratezza con cui asportare. Permeabili solo a noi stessi. Ti prenderò da parte, guarderemo in alto e schianterai il bicchiere. Ti racconterò di come il cielo, con le sue pareti scalcinate, è di chi ha infranto la norma. Di come il cielo, che non è fatto di scarti, appartiene ai violenti e allo stesso tempo ai vulnerabili.

domenica 9 dicembre 2007

a chi non c'era ovvero a chi è stato e a chi verrà.

tanto è sempre la stessa fottuta storia.
d'amore, s'intende.


giovedì 29 novembre 2007

la fagocitazione come soluzione provvisoria alla perdita

ovvero riflessioni postume e incompiute di un festino universitario in un labirinto degli specchi.

Mi rivedo in S.1. La sigaretta ben ancorata nella destra e quell'andatura imponente che dà l'impressione di tagliare l'aria nonostante si mantenga sempre rispettosa dell'ambiente circostante. Ogni suo movimento sembra riflettere il carattere a tratti brusco ma in ogni caso cosciente dei limiti oltre i quali spingersi nel rapportarsi con gli altri. Ogni suo passo in avanti pare esprimere la curiosità con cui guarda a quello che sta per accadere. Ogni suo chinarsi verso di me mentre trascina le parole è un simbolico protendersi verso il mondo e ogni essere. Guardarlo entrare dalla porta principale mi fa pensare a come il portamento sia spesso un buon codice per conoscere l'interiorità di una persona. Vederlo che si aggiusta la maglietta stretta mi fa venire in mente ogni uomo e ogni donna che ho amato. In tutti i casi si trattava di qualcuno che restituisse la fisicità che il mio io non ha mai avuto, che mi facesse riappropriare del corpo, per anni represso e disprezzato. Qualcuno che riuscisse a riempire con la sua carne e personalità eccedente il mio sentirmi senza spessore.

Mi rivedo anche in S.2. Dice di non essere fumatore, poi a ogni birra e a ogni chiacchiera più lunga e apparentemente più stimolante del solito si prende il suo tabacco e se ne gira una. Dice che lo fa per semplice piacere estetico e del gesto rituale: leccare la cartina, guardare la sigaretta una volta fatta, accenderla e osservare il fumo mentre parla. Mi fa ridere il tono con cui lo ripete ogni volta che qualcuno glielo chiede, che ti verrebbe voglia di dirgli falla finita ti piace fumare e basta. Poi ci ripensi e lo guardi sorridente perché in fondo è molto più produttivo costruire il significato, anche solo narrativo, di ogni stupida esperienza, piuttosto che perder tempo a cercare una qualche verità. Dal suo metro e novanta ha quel fascino ambivalente che si prova verso le persone che guardano ogni cosa all'alto verso il basso: si vorrebbe gambizzarle per eliminare almeno una decina di quei centimentri strafottenti e allo stesso tempo riuscire ad essere come loro. Anche lui entra dalla porta principale e mentre lo scruto penso che con la sua altezza pare tutto proteso verso qualcosa di spiritualmente superiore ma anche che, conoscendolo, probabilmente non ce la farà ad elevarsi come la natura pare averlo disegnato.

Somiglio forse anche a S.3. E' un tipo che di certo non si nota con l'occhiata distratta della prima volta. Non impugna sigarette come coltelli per tagliare l'aria o percorsi di significazione e ha un aspetto un po' sfatto, la barba incolta, qualcosa nei lineamenti che non si riesce a leggere completamente. Anche quando non si trova a domandare un come o un perché ha sempre una tensione inquieta tutta espressa nell'increspatura che gli corruga la fronte, come se il caos avesse voluto alla nascita lasciargli addosso un segno di sé, un dubbio continuo. Entra da un ingresso secondario e si nasconde dietro gli altri. Lo guardo mentre si versa bicchieri su bicchieri, che non sono mai troppi, e poi attacca a parlare. Cercando di non palesare la sua insicurezza usa l'autoironia per esorcizzare ogni apparente debolezza: rivela a destra e a manca le sue nevrosi e i suoi limiti cercando di scherzarci su ma è palese che finisca per sconfinare spesso in un senso di vergogna. Ascoltarlo mi fa pensare che la forza di ogni uomo e ogni donna dovrebbe essere lo stesso sorriso disarmante con cui si smaschera lui. Magari insieme a un po' più di autostima.

lunedì 16 luglio 2007

quadratura del cerchio

e pensare che ieri notte ne parlavo con xxxxxxx. sì, proprio con lui. la tua brutta copia, se vogliamo, in molti aspetti. gli dicevo che oggi avrei davvero preso la macchina e sarei venuto fino a nepi. dove dovevi andare, per stare dai tuoi. motivo del tuo darmi buca al mare. avrei comprato una rosa e l'avrei infilata in altri libertini. a pagina sessantasette, dove inizia viaggio. niente di che a livello letterario, poca poesia probabilmente, ma un onesto slancio vitalistico. in un certo senso il mio aspirato stile di vita. credo di averlo letto più o meno alla tua età, quando il mio interail post-maturità era ormai passato da un anno. sarei piombato davanti casa e ti avrei chiesto dammi un'ultima possibilità, non mettere etichette, partiamo per tre settimane, scopriamo il resto del mondo insieme e un po' anche noi stessi. poi la chiacchierata con damiano si è spinta fino a tardi, le tre, e ho finito con l'alzarmi dal letto di conseguenza. era mezzogiorno, ho cercato l'indirizzo tramite le paginebianche ma, complice il garante della privacy, il servizio non funzionava più. così ho rinunciato e ho deciso di andare lo stesso al mare, anche da solo. e sì, va bene, proprio nel posto che ho criticato più volte, ma sai, sono uno sfigato nostalgico, e l'ho scelto perché in fondo era carico di ricordi ed io, come al solito, ero in cerca della tua presenza, non necessariamente fisica. sperando di mettere ordine nei cassetti. mentre ero alla guida, parallelamente, ha iniziato a farsi strada in me un'intuizione, anche se ancora ad uno stato grezzo. una premonizione non proprio lucidissima. ad intermittenza, si faceva cosciente, per poi scomparire di nuovo in qualche spazio della mente ad ogni buca o curva presa troppo stretta. così parcheggio, cazzo proprio davanti all'entrata, giornata fortunata, tolgo le scarpe ed infilo le infradito. mentre cammino, insieme alla mentos del pacchetto che mi hai dato tu, continuo a masticare quella sensazione. quando all'improvviso alzo lo sguardo e me la ritrovo davanti, concreta, l'immagine che in parte ormai avevo quasi scommesso di aspettarmi. tu e luigi in spiaggia, anche voi appena arrivati. vedi caro X., forse un giorno, a breve, farò quello che volevo veramente fare in questa cazzo di giornata, e ti darò il libro, cercando di metterti su di nuovo la voglia di viaggiare. con me, dentro di me. per adesso non mi va di intristirmi ulteriormente, quindi sorrido. non pensavo davvero che damiano potesse contribuire, forse in maniera anche positiva, a questa nostra storia, entrarci a suo modo, dopo un anno che non lo rivedevo. mi ha fatto anche risparmiare un po' di benzina. sembra chiudersi qualcosa. probabilmente non la mia adolescenza. e comunque molto ancora non torna.