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domenica 20 aprile 2008
atto di fede
io credo che adesso staccherò tutto qui, infilerò le chiavi in tasca, 10 euro di fumo e 10 di benzina, e mi metterò a guidare verso il mare. reggae a manetta, finestrini spalancati e un gran bisogno di urlare. per questo troppo sole, per il kebab di ieri notte che alle 13 di oggi non mi sembra abbia ancora oltrepassato la soglia dell'esofago, per tutte le teste di cazzo che hanno votato pd condannando a morte la sinistra manipolati da questa stronzata del voto utile e dalla vecchia paura del nano malefico, urlerò per C. che nella vita è questione di incroci ciechi e di scontri accidentali e io invece voglio vederti di nuovo, sapere di te, scroccarti un'altra sigaretta e fare altri 5 minuti di pausa, urlerò per le 4 di notte passate a scrutinare, per i miei amici etero fattissimi e in totale imbarazzo ma tutto sommato divertiti in serate queer, per un sms di troppo a cui, come previsto, non è arrivata risposta che poi io lo vedo che leggi il blog, per la tangenziale alle 3 di notte, maledetta fattanza ma benedetti san lorenzo e il 32, per amici xenofobi dentro ma pur sempre amici, per il mio essere disoccupato e neanche più studente. ecco, io credo che mi siederò al volante, imboccherò la colombo, reggae a manetta, finestrini spalancati, cercando di urlare ogni singola nota. per questa strada che in fondo sento mia e forse non sarà piena di svolte ma costeggia comunque paesaggi notevoli.
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immobilerivoluzionario
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lunedì 17 dicembre 2007
mitologie in sciopero
ovvero manifesto di un ex amante pigro e disimpegnato in epoca tardomderna.
E' vero mdme A., la psicoanalisi è una banale pornografia e Freud ci ha davvero rovinato con i suoi simboli fallici, eppure... eppure c'era qualcosa di dannatamente trascinante nella forza di Edipo, nella mano del figlio che uccide il padre, che molti come me hanno perso. Parlo dell'ebbrezza di respingere e combattere la prima autorità che ci viene imposta per natura e da lì continuare con le successive, parlo di distruggere il sistema camuffatto da Super-io sempre pronto a dare ordini, a dirci cosa fare e cosa non fare, parlo di sovvertire chi sta sopra di noi e ci comanda. La voglia di cambiare l'ordine, contestare, alzare la voce come protesta e disobbedire che ancora tu, come altri, per fortuna, portate avanti in maniera attiva è frutto dello stesso impeto che guidava Edipo contro Laio. La vertigine che provo le rare volte che ancora sono in un corteo è la stessa del figlio che prova una pulsione di morte verso il genitore. Ma che fine ha fatto quell'uccisione simbolica in me e nelle persone che mi circondano? Dov'è finito il bisogno di abbattere per crescere e ricostruire? Edipo s'è messo braccia conserte. E' arrivato il momento del suo picchetto personale. Ha lasciato il posto a un Narciso precario, sull'orlo continuo della caduta in acqua. Un Narciso allo specchio che ci ha condannati all'isolamento nella stitica dimensione dell'ego. Guardaci mdme A.: tutti confinati a un torbido Stige personale in cui cercare invano un riflesso. Vogliamo avere successo, diventare blogstar, avere visibilità tramite un fottuto myspace. Incapaci di costruire una nostra identità, ci preoccupiamo solo dell' immagine senza più portare avanti il conflitto, senza batterci per la contraddizione. Senza urlare in faccia ai nostri padri che vogliamo ancora essere sognatori o che siamo lesbiche e froci e donne e studenti e lavoratori in balia del nulla. Ogni azione fine a se stessa, fine a noi stessi. Ne faccio parte anch'io, mettici che anche se volessi non saprei come combattere un padre che non ho mai avuto e siamo a cavallo. Che cosa resta di me? Che resta di cosa avrei voluto essere? Che resta di cosa avrei voluto lasciare? Che cosa resta dell'altro a cui non riesco più a relazionarmi? Che resta del mondo possibile? Solo le sensazioni. Quelle che proviamo mentre amiamo. Mentre pensiamo a loro. Mentre rincorriamo. Mentre tocchiamo, abbracciamo, slacciamo cinte, spogliamo, infiliamo lingue e mani. Mentre sentiamo gli spasmi arrivare. Mentre veniamo. La nostra identità. Ora e qui. In un momento storico in cui non c'è più il tempo e ogni posto è un nonluogo. L'amore, la nostra rivoluzione. L'orgasmo, la nostra misera lotta. In equilibrio incerto, come per ogni contratto a termine. Cara mdme A., sai che c'è, mi sento spento e forse rivoglio Freud, forse rivoglio Edipo...
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immobilerivoluzionario
alle
12:59
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domenica 9 dicembre 2007
a chi non c'era ovvero a chi è stato e a chi verrà.
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immobilerivoluzionario
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