giovedì 12 luglio 2007

cuori (in)castrati

ore 00:52. ripasso mentalmente la nostra ultima trenta ore, che il presente mi impedisce di dormire se non posso relazionarlo al trascorso. se avessi la certezza che tutto questo servisse a qualcosa allora mi metterei a dosare le parole, centellinare ogni sillaba. ma tu non sei arrendevole neanche stanotte ed io, da parte mia, non riesco ad allentare la presa. così siamo di nuovo a san lorenzo. dove venerdì invece sì che deponevi le armi mentre ascoltavo il tuo sonno e parlavi addormentato, per quel che ne capivo, di posti da vedere, di sciarpe, di chissà quali cose lette in un libro, e senza accorgertene, concedevi anche qualche bacio. poi c'è il fumo, la serata a casa mia, le risate, che credo diventeranno di rito, davanti ai griffin, i messaggi scambiati attraverso l'epiderma, lungo la pelle. sono io che ti scrivo che non ce la faccio più, che è insopportabile, voglio di più e comunque non galleggio, forse affogo. sei tu che mi ripeti non ti preoccupare, passerà, mi dispiace, cerca di sforzarti, finiscila. e tutto questo riusciamo a dirlo solo con le mani, niente di più. il resto sono crampi alle braccia e la consapevolezza di non riuscire ad esprimermi abbastanza soltanto per mezzo di quelle. infine il risveglio, della mente, e più tardi anche del resto del corpo, infilarsi i costumi e buttarsi a mare, le onde. decisamente più alte delle tue ma dove per fortuna stavolta non mi abbisso, resto a galla, anche se mi manca il fiato. proprio come quando immagino che siamo quasi uno. questa notte vorrei scomporre i suoni in cuffia e ricostruirli nel tuo nuovo silenzio, armonizzarli nei tuoi gesti sempre più ristretti. usciti stonati ancor prima che tu li possa suonare. stroncati sul nascere, prima di diventare coscienti. la finestra è aperta, arriva anche un filo di vento. non so se con sé porta la risposta giusta. a ognuno il suo linguaggio.

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