domenica 23 dicembre 2007

vaga sensazione di vita

c'è che niente niente stamattina mi sa che sono rinato.
così sia direi.
e posso anche spuntare la casella essere buttato fuori da un locale fra le cose fatte.
ringrazio ogni mano, metaforicamente intesa, protesa verso di me ieri sera: siete il mio regalo più bello, tutti per dio.

lunedì 17 dicembre 2007

mitologie in sciopero

ovvero manifesto di un ex amante pigro e disimpegnato in epoca tardomderna.

E' vero mdme A., la psicoanalisi è una banale pornografia e Freud ci ha davvero rovinato con i suoi simboli fallici, eppure... eppure c'era qualcosa di dannatamente trascinante nella forza di Edipo, nella mano del figlio che uccide il padre, che molti come me hanno perso. Parlo dell'ebbrezza di respingere e combattere la prima autorità che ci viene imposta per natura e da lì continuare con le successive, parlo di distruggere il sistema camuffatto da Super-io sempre pronto a dare ordini, a dirci cosa fare e cosa non fare, parlo di sovvertire chi sta sopra di noi e ci comanda. La voglia di cambiare l'ordine, contestare, alzare la voce come protesta e disobbedire che ancora tu, come altri, per fortuna, portate avanti in maniera attiva è frutto dello stesso impeto che guidava Edipo contro Laio. La vertigine che provo le rare volte che ancora sono in un corteo è la stessa del figlio che prova una pulsione di morte verso il genitore. Ma che fine ha fatto quell'uccisione simbolica in me e nelle persone che mi circondano? Dov'è finito il bisogno di abbattere per crescere e ricostruire? Edipo s'è messo braccia conserte. E' arrivato il momento del suo picchetto personale. Ha lasciato il posto a un Narciso precario, sull'orlo continuo della caduta in acqua. Un Narciso allo specchio che ci ha condannati all'isolamento nella stitica dimensione dell'ego. Guardaci mdme A.: tutti confinati a un torbido Stige personale in cui cercare invano un riflesso. Vogliamo avere successo, diventare blogstar, avere visibilità tramite un fottuto myspace. Incapaci di costruire una nostra identità, ci preoccupiamo solo dell' immagine senza più portare avanti il conflitto, senza batterci per la contraddizione. Senza urlare in faccia ai nostri padri che vogliamo ancora essere sognatori o che siamo lesbiche e froci e donne e studenti e lavoratori in balia del nulla. Ogni azione fine a se stessa, fine a noi stessi. Ne faccio parte anch'io, mettici che anche se volessi non saprei come combattere un padre che non ho mai avuto e siamo a cavallo. Che cosa resta di me? Che resta di cosa avrei voluto essere? Che resta di cosa avrei voluto lasciare? Che cosa resta dell'altro a cui non riesco più a relazionarmi? Che resta del mondo possibile? Solo le sensazioni. Quelle che proviamo mentre amiamo. Mentre pensiamo a loro. Mentre rincorriamo. Mentre tocchiamo, abbracciamo, slacciamo cinte, spogliamo, infiliamo lingue e mani. Mentre sentiamo gli spasmi arrivare. Mentre veniamo. La nostra identità. Ora e qui. In un momento storico in cui non c'è più il tempo e ogni posto è un nonluogo. L'amore, la nostra rivoluzione. L'orgasmo, la nostra misera lotta. In equilibrio incerto, come per ogni contratto a termine. Cara mdme A., sai che c'è, mi sento spento e forse rivoglio Freud, forse rivoglio Edipo...

domenica 9 dicembre 2007

a chi non c'era ovvero a chi è stato e a chi verrà.

tanto è sempre la stessa fottuta storia.
d'amore, s'intende.


venerdì 7 dicembre 2007

acetilsalicilico

... direi che c'ho quasi ripensato. dio dell'inverno, anche detto dio del natale, dagliela da solo una spintarella a sto cazzo di dio dell'autunno e cambia il regalo con lo scontrino. voglio qualcosa di rosso, che assomigli a un sogno e che bruci. così non prendo più freddo, va bene?

giovedì 6 dicembre 2007

raffreddore stagionale pt.2

dio dell'autunno... magari puoi levarti dal cazzo e fare spazio al dio dell'inverno, anche detto dio del natale, che mi doni un fottuto letargo o mi schianti un presepe addosso. all'istante per favore. senza fila alla cassa.

giovedì 29 novembre 2007

la fagocitazione come soluzione provvisoria alla perdita

ovvero riflessioni postume e incompiute di un festino universitario in un labirinto degli specchi.

Mi rivedo in S.1. La sigaretta ben ancorata nella destra e quell'andatura imponente che dà l'impressione di tagliare l'aria nonostante si mantenga sempre rispettosa dell'ambiente circostante. Ogni suo movimento sembra riflettere il carattere a tratti brusco ma in ogni caso cosciente dei limiti oltre i quali spingersi nel rapportarsi con gli altri. Ogni suo passo in avanti pare esprimere la curiosità con cui guarda a quello che sta per accadere. Ogni suo chinarsi verso di me mentre trascina le parole è un simbolico protendersi verso il mondo e ogni essere. Guardarlo entrare dalla porta principale mi fa pensare a come il portamento sia spesso un buon codice per conoscere l'interiorità di una persona. Vederlo che si aggiusta la maglietta stretta mi fa venire in mente ogni uomo e ogni donna che ho amato. In tutti i casi si trattava di qualcuno che restituisse la fisicità che il mio io non ha mai avuto, che mi facesse riappropriare del corpo, per anni represso e disprezzato. Qualcuno che riuscisse a riempire con la sua carne e personalità eccedente il mio sentirmi senza spessore.

Mi rivedo anche in S.2. Dice di non essere fumatore, poi a ogni birra e a ogni chiacchiera più lunga e apparentemente più stimolante del solito si prende il suo tabacco e se ne gira una. Dice che lo fa per semplice piacere estetico e del gesto rituale: leccare la cartina, guardare la sigaretta una volta fatta, accenderla e osservare il fumo mentre parla. Mi fa ridere il tono con cui lo ripete ogni volta che qualcuno glielo chiede, che ti verrebbe voglia di dirgli falla finita ti piace fumare e basta. Poi ci ripensi e lo guardi sorridente perché in fondo è molto più produttivo costruire il significato, anche solo narrativo, di ogni stupida esperienza, piuttosto che perder tempo a cercare una qualche verità. Dal suo metro e novanta ha quel fascino ambivalente che si prova verso le persone che guardano ogni cosa all'alto verso il basso: si vorrebbe gambizzarle per eliminare almeno una decina di quei centimentri strafottenti e allo stesso tempo riuscire ad essere come loro. Anche lui entra dalla porta principale e mentre lo scruto penso che con la sua altezza pare tutto proteso verso qualcosa di spiritualmente superiore ma anche che, conoscendolo, probabilmente non ce la farà ad elevarsi come la natura pare averlo disegnato.

Somiglio forse anche a S.3. E' un tipo che di certo non si nota con l'occhiata distratta della prima volta. Non impugna sigarette come coltelli per tagliare l'aria o percorsi di significazione e ha un aspetto un po' sfatto, la barba incolta, qualcosa nei lineamenti che non si riesce a leggere completamente. Anche quando non si trova a domandare un come o un perché ha sempre una tensione inquieta tutta espressa nell'increspatura che gli corruga la fronte, come se il caos avesse voluto alla nascita lasciargli addosso un segno di sé, un dubbio continuo. Entra da un ingresso secondario e si nasconde dietro gli altri. Lo guardo mentre si versa bicchieri su bicchieri, che non sono mai troppi, e poi attacca a parlare. Cercando di non palesare la sua insicurezza usa l'autoironia per esorcizzare ogni apparente debolezza: rivela a destra e a manca le sue nevrosi e i suoi limiti cercando di scherzarci su ma è palese che finisca per sconfinare spesso in un senso di vergogna. Ascoltarlo mi fa pensare che la forza di ogni uomo e ogni donna dovrebbe essere lo stesso sorriso disarmante con cui si smaschera lui. Magari insieme a un po' più di autostima.

domenica 4 novembre 2007

risveglio polisemantico

così è successo ancora. di nuovo io e te, in camera mia. siamo in silenzio e tace anche la stanza. distesi sul letto, ti abbraccio e ti tolgo i vestiti, chiudo gli occhi ed inizio a toccarti. schiena, spalle, gambe, braccia, riconosco ogni parte del tuo corpo. sembri tu, ancora una volta. poi inizi a parlarmi con voce di donna. e allora capisco, non si tratta di te. dentro so che hai prestato il tuo corpo a una ragazza ed è lei che si racconta a me. apro gli occhi e svanisce ogni immagine. pessima scelta essermi messo a dormire.