venerdì 16 gennaio 2009

giovedì 8 gennaio 2009

concedersi scusanti

ciò che più mi intimidisce non è tanto il balenarsi del buio, il presagio dei momenti neri. sarebbe smoderatamente comodo, infantilmente banale: un'alitata che spanni i vetri, una voce dedita al va tutto bene, una presa sicura, un pesante cavo d'ancoraggio. avere tutto a portata di mano quando ci si senta soli e tristi. al contrario di ogni apparenza, non ho ossa poi del tutto minute. la vera grande rogna, invece, sono in larga parte le scoperte felici. ladri di biciclette alle tre del mattino, l'aggiunta di nuove coordinate geografiche all'epopea familiare, un vecchio bianco e nero di mio padre, una metafora particolarmente calzante, un cielo ulcerato. e sì, persino la coltre di nebbia al 38 o un basso profondo. il fatto è che ormai s'è insinuato il dubbio, una volta per tutte. che sia la stessa pasta. allora ogni cosa torna al suo posto, l'ordine disfatto ricombinato. potrebbe capire, probabilmente mai.

domenica 28 dicembre 2008

janus

Teodora sorrise e Assaf capì cosa nascondeva quel sorriso. Si scambiarono uno sguardo d'intesa, perché c'è chi non si sente soffocare in una stanza per cinquant'anni e c'è a chi non basta un'intera nazione.

domenica 16 novembre 2008

trattenuta #1

anche passare dall'odore dell'umido a quello del bagnato è un gioco di lievi sfumature, di impercettibile gradualismo. il giallo ocra delle foglie su cui tentenno passi, il blu diluito delle pareti, questo nuovo nero di peso ad alcune meditazioni notturne. in questo mezzo novembre persino i colori sembrano tutti sul punto di cedere, di rinunciare a se stessi. forse bisognerebbe rivalutarla la resa, la capitolazione. concedere bontà anche al gettare la spugna. che squallore, non trovare il modo di rimettere le mani in tasca e proseguire dritto il cammino. mollare, cazzo, mollare, spedire socrate dritto all'inferno invece di relegarlo alla santità di quelli che evviva la morte pur di non abiurare alle idee, pur di non sconfessarsi. lasciar stare, astenersi. eppure, eppure questo antico silenzio, il non riuscire a parlare, che possa attenuarsi e farsi tutt'uno con quel silenzio ben più profondo e in apparenza un pelo scaramantico, quello a cui l'uomo da sempre consegna le sue cose più grandi. un religioso tacere, ecco. due qualcosa, al momento, scorrono paralleli. fa forse differenza se non si incontrano mai o se si incroceranno all'infinito?

domenica 21 settembre 2008

side a: logorrea

non è che vorrei liquidare tutto così, subito, ma dopo un attento ascolto in solitaria credo di aver già individuato il nodo.

è solo che questa cassetta, che mi piace, e parecchio, dentro e fuori, fondamentalmente non suona.
racconta.

sabato 30 agosto 2008

teonanácatl

mercoledì 20 agosto 2008

... ( not ) as a ( boy )friend

me l'ha fatto notare una volta M., lo ricordo bene, un pomeriggio seduti ai bordi del colosseo. che alla fine sono proprio le debolezze a fare l'uomo. che essere sempre bravi e buoni e perfetti è in fondo una perizia fin troppo facile. un'abilità simulabile comodamente da tutti. mentre riuscire a mostrare le proprie fenditure è un'arte ben più complicata. così finisce che non possiamo avere la presunzione di conoscere veramente qualcuno se non ne abbiamo prima tastato le imperfezioni, osservato i nei, scoperchiato le fragilità. è più o meno lo stesso motivo per cui la bellezza è sempre un'esperienza del totale: un quadro visto troppo da vicino, solo da un lato, non è che un'insieme di righe indistinte. di linee disordinate. per coglierne veramente l'incanto si ha invece bisogno molto spesso di una visione integrale. tutti questi giri di parole per dire che è grazie a questa visione d'insieme e dalla lunga distanza, di me, di C., o almeno di com'era, e degli avvenimenti, di come vanno le cose, che mi pare tutto nuovo rivederlo e poter parlare con lui. il breve caos che segue quell'attimo bruciapelo dell'incontro non è tanto un'anarchia disperata di pensieri quanto una necessaria disciplina. io me lo immagino C., mentre mette su permesso, quando dice sto tornando a casa, che pensa alla casa in cui è tornato, quella che because its not my home, it's their home, and I'm welcome no more, e che ora, finalmente, è riuscito a riconquistare. non credo possa esserci sensazione più calda del ritorno a casa dopo un viaggio travagliato e per questo quasi lo invidio. a C. sarebbe piaciuto il salento, roni size, pendulum, le dancehall, questi miei amici che non ha mai conosciuto, quell'atmosfera da rimini dei fattoni e il falò con personaggi così surreali e assurdi che sembravano usciti pari pari da un kusturica o semplicemente materializzatisi dai fumi del bourbuka. a C. magari piacerebbe anche come sono io, ora, dentro. ma forse è solo questa voglia di trascinare che ho da mesi addosso, forse è quella cazzo di fontanella dove lo porto a bere, sempre lì, stabile, a via della cisterna, o forse, se non ti sta bene urlamelo in faccia, I just really miss you...